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Giù le mani
dai diritti delle donne!
Le destre
arrivate a Palazzo Chigi hanno sentito l’immediata
necessità di pagare la cambiale alle potenti forze che
hanno favorito la loro ascesa: il Vaticano e la Conferenza
Episcopale Italiana.
Alla prima
seduta del nuovo Senato, Gasparri (FI) e Romeo (Lega) hanno
infatti presentato tre proposte di legge che smantellano la
L. 194 del 1978.
Si tratta
di un attacco che mira a mettere fuori legge il diritto
delle donne all’interruzione volontaria di gravidanza,
conquistato con grandi battaglie civili e politiche.
Questo
avviene dopo che per decenni cattolici, reazionari e riformisti
hanno fatto di tutto per boicottare la L. 194, a partire
dalla mancanza di mezzi umani e materiali per assicurare il
diritto di aborto e alla salute, fino alla c.d. “obiezione
di coscienza” di tanti medici che in privato, con lauta
parcella, non sentono alcun rimorso.
L’offensiva
ai diritti delle donne non è certo una novità. In regioni
come il Piemonte è stato istituito un fondo di 400 mila
euro a favore delle associazioni antiabortiste.
In Liguria,
i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia e di Forza
Italia non hanno voluto votare l’ordine del giorno
sull’accessibilità all’interruzione di gravidanza nelle
strutture sanitarie del territorio.
Nelle
Marche e in Umbria è stato fortemente ostacolato l’accesso
alla RU486, l’aborto farmacologico, meno invasivo per la
donna.
Non
dimentichiamo il lugubre tentativo di FdI per la sepoltura
dei feti, anche senza il consenso dei genitori.
La messa in
discussione del diritto all’aborto sicuro e libero avviene
oggi attraverso due modalità tra di loro complementari: la
criminalizzazione delle donne e il tentativo di rimuovere
il principio giuridico della preminenza e dell’autonomia
della loro scelta in fatto di gravidanza, ovvero della
libertà di disporre del proprio corpo.
Le proposte
di legge presentate sono solo l’ avvio di una più dura
offensiva contro i diritti delle donne, in primo luogo
delle donne dei settori popolari, che non possono
permettersi cliniche private e viaggi all’estero.
Alla
sconcia demagogia delle destre che fanno ricadere sulle
donne la causa del declino demografico, dobbiamo
rispondere che esso non è causato dalla L. 194, ma dalla
disoccupazione specie femminile, dai bassi salari, dalla
mancanza di sostegno e servizi sociali, dalle condizioni di
insicurezza create dal capitalismo, amplificate dalla
guerra e dalla devastazione ambientale.
L’importanza
della L. 194 è fondamentale, perché le donne, fra cui molte
adolescenti, continueranno ad abortire in questa società
basata sullo sfruttamento e l’oppressione, che sia legale
oppure no, ma nel secondo caso soffrendo di più fisicamente
e psicologicamente, mettendo anche a rischio la propria
vita.
Dagli Stati
Uniti all’America Latina, dalla Polonia all’Ucraina,
dall’Ungheria al Marocco, fino al nostro paese, oggi la
lotta per il diritto di aborto unisce e mobilita centinaia
di milioni di donne.
Teniamo
presente che nel mondo muore una donna ogni nove minuti a
seguito di aborto clandestino e che le conseguenze degli
aborti sono disastrose in tutti i paesi dove l’aborto non è
legale.
Difendiamo
con la lotta il diritto di aborto legale, sicuro e
accessibile!
Esigiamo il
diritto a una maternità dignitosa e libera! Che siano
garantiti i diritti sessuali e riproduttivi delle donne,
con un sistema sanitario pubblico, gratuito e di qualità!
Solidarietà
con le donne di tutti i paesi che si battono per gli stessi
diritti!
Ricordiamo
che in nessuna delle c.d. democrazie borghesi avanzate, il
problema dell’ineguaglianza e dell’oppressione della donna
è stato conseguentemente e sistematicamente risolto,
sebbene tale questione tocchi in modo diretto gli interessi
di più della metà della popolazione.
Nella
società tardo-capitalista la classe che è disposta a
sollevarsi e lottare più decisamente per le istanze
sociali, economiche, politiche e culturali del sesso
femminile, è la classe operaia. L’emancipazione della donna
potrà realizzarsi solo nel socialismo, ma ciò non deve
impedire al movimento operaio di schierarsi a difesa delle
rivendicazioni concrete riguardanti l’uguaglianza di
diritti e il riconoscimento di tutte le istanze delle donne
oppresse.
Da Scintilla
n. 128 – novembre 2022
25 novembre: Lottiamo per un mondo senza
sfruttamento capitalista, libero dalla violenza sulle
donne!
A cura di
Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del
Proletariato d’Italia
Visita
www.piattaformacomunista.com
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